Alberto Calzolari’s Blog for fly fishing

Riunioni di famiglia – il SIM Fly Festival 2015

Riunioni di famiglia – il SIM Fly Festival 2015

Tra le riunioni aziendali e le riunioni di famiglia preferisco nettamente le seconde. Un po’ come tra le fiere di settore e le sagre di paese. Ovviamente commerciali e patinate le prime, rustiche e a misura d’uomo le seconde.

Non sorprenderti quindi se confesso di non amare particolarmente le fiere commerciali di pesca a mosca. L’unica cosa che a volte mi spinge a visitarle è la speranza di incontrare amici che non vedo da molto tempo. Percorrere corsie ricoperte in moquette e illuminate al neon alla ricerca dell’ultima generazione di canne in grafite, di mulinelli aereospaziali e materiali da costruzione derivati dal petrolio non fa per me, non più ormai. Da tempo pesco esclusivamente con canne in bambù e mulinelli vintage e prediligo materiali da costruzione naturali. Ovviamente con qualche piccola eccezione.

Ciò che invece trovo in sintonia con il mio modo di interpretare la pesca a mosca sono quelle manifestazioni e quegli eventi costruiti intorno alla vera cultura di questo sport e dove la parte commerciale, presente in maniera limitata, è un semplice completamento e non il fulcro intorno al quale tutto ruota. Ad alcune ho avuto il piacere e l’onore di partecipare e tra queste il Trofeo Villa Guidini e il Trofeo Alto Brenta sono ottimi esempi di organizzazione e di contenuti al quale altre organizzazioni dovrebbero ispirarsi. Manifestazioni a misura d’uomo, spesso legate a gare di costruzione mosche o di lancio, dove piume, doppie trazioni e racconti di pesca si mischiano ad amicizia, cibo e sorrisi.

Tutti questi elementi sono presenti in grande quantità in una manifestazione alla quale sono particolarmente legato. Il SIM Fly Festival di Castel di Sangro, l’evento della Scuola Italiana di Pesca a Mosca.

Verso la fine di Giugno, quest’anno il 20 e 21, nella stagione delle schiuse delle grandi mosche, un intero paese, nel cuore della nostra penisola, diventa la cornice di una magia che si ripete ormai da anni.

Castel di Sangro e il suo antico Convento della Maddalena diventano una sorta di altare sul quale viene celebrato tutto quello che per me rappresenta la pesca a mosca.

Forse invecchiando divento più incline a certe sensazioni, continuo ad amare le favole e a cercare il lato romantico di ogni cosa. Con buona pace di chi penserà ad una mia esagerazione, vedo il SIM Fly Festival come la cosa più vicina ad una favola di pesca a mosca che possa esistere in un mondo reale.

Una perfetta alchimia nella quale si mischiano tutti quegli elementi che appartengono alla pesca a mosca o che ne esaltano il sapore. Una miscela potente, che ti arriva al cuore e che non ti lascia più. Non sono l’unico a pensarla così, chiunque sia stato ospite della manifestazione, ogni costruttore straniero o italiano che abbia avuto l’onore di sedere in quel chiostro antico ha portato con se le stesse identiche emozioni.

Americani, Inglesi, Australiani, Norvegesi, e tutti gli altri costruttori presenti in passato, abituati a manifestazioni ed eventi internazionali di tutto rispetto, sono unanimi nel ritenere il SIM Fly Festival qualcosa di unico e non riproducibile altrove.

Trovare le stesse combinazioni ambientali, personali ed emozionali in altri luoghi sarebbe come sperare di produrre il Brunello di Montalcino in Cina o il Parmigiano Reggiano a Detroit.

Qual è dunque il segreto di questo cocktail?

Beh, per iniziare c’è tanta costruzione, mosche ovunque e a volontà; stili diversi e le tecniche più disparate si mischiano sotto il portico del convento della Maddalena. Come disse un caro amico Americano, Ted Patlen, invitato poche edizioni fa, non è da tutti costruire mosche in un chiostro del 1400 con alle spalle un muro affrescato.

Di sicuro non esiste in Italia altra manifestazione di pesca a mosca dove si siano alternati negli anni così tanti costruttori di fama mondiale, stranieri e italiani. L’unica eccezione è quel fantastico evento che in molti vorremmo rivedere presto e che porta il nome di WTO, la creatura di Mauro Raspini e degli amici del Mosca Club Alto Tevere, la cui giuria si compose per tre edizioni di nomi di tutto rispetto.

Ogni anno, tra i migliori costruttori italiani e tanti costruttori provenienti da diversi paesi interagiscono con il pubblico del SIM Fly Festival in una maniera unica, spiegando tecniche, mostrando piccoli segreti, condividendo la propria passione con chiunque si fermi al loro tavolo. In maniera semplice, genuina, senza lasciare spazio a protagonismi e piedistalli.

Sorrido affascinato ogni qual volta mi trovo a spiare uno di questi costruttori stranieri mentre comunica con uno dei visitatori italiani senza che nessuno dei due parli la lingua dell’altro e a volte neppure l’inglese. Gesti, sorrisi, mani che mimano il montaggio o l’uso della mosca. Il fly-tying come comunicazione tra popoli e come lingua internazionale.

In effetti non vado lontano da quella che è la realtà che tutti possiamo vedere su forum e social networks. Persone di paesi lontani tra loro, di culture a volte opposte e di lingue completamente diverse che attraverso un amo e una piuma riescono a comunicare a distanza.

Per chi non fosse convinto del potere comunicativo della costruzione mosche consiglio la lettura di questo mio pezzo.

Ma torniamo al nostro SIM Fly Festival. Se non sbaglio stavamo camminando tra i tavoli dei costruttori. Ora provate a voltarvi e a guardare intorno, vedrete gente felice, sorrisi sui volti, canne in mano e code infilate nei passanti. Seguitele, quelle persone, fuori sul prato antistante al convento. Guardate questi istruttori SIM mentre sfilano metri di coda e mentre allungano il lancio. Giratevi un momento a guardare dietro di voi, oltre il tetto di quel convento antico. Aprirete la bocca e il cuore alla visione di quelle montagne verdi che fanno da sfondo. Continuate a girare la testa, mentre i lanciatori disegnano lampi di virgole in aria, guardate il paese, ammiratelo sulla collina, alzarsi fino in cima, sul campanile della chiesa, poco sopra il vecchio lavatoio. Castel di Sangro, che spettacolo di paese!

Un paese che per pochi giorni sembra respirare solo di pesca a mosca. Vi trovo così tante affinità con Roscoe e Livingston Manor, due piccoli paesi sulle montagne dei Catskill, nello stato di New York. Paesi che hanno fatto storia nella tradizione americana, come Castel di Sangro ha scritto, e continua a farlo, un pezzo importante di storia della nostra pesca a mosca.

Non a caso, il Museo della Pesca a Mosca intitolato a Stanislao Kuckiewics , sito all’interno del Convento della Maddalena, e il Catskill Fy Fishing Centre and Museum nell’Est degli USA, sono ora gemellati e i rispettivi Presidenti, Osvaldo Galizia e Jim Krul, si sono stretti la mano a suggellare questo patto e a sancire questa affinità oltre che il comune amore per trote e mosche.

Ora torniamo all’interno del Convento lasciando i lanciatori SIM e i loro amici ai volteggi sul prato e sul vicino fiume Sangro. Quasi dimenticavo, il Sangro, stupendo, magari non più quello di una volta, ma cosa è ancora come una volta? Nemmeno io lo sono.

Forse tornerà a essere lo splendore di un tempo se gli uomini della SIM continueranno a spingere con le amministrazioni locali come stanno da tempo facendo, per proteggerlo, valorizzarlo per valorizzare tutto quello che c’è intorno, dal paese al turismo.

Ancora una volta rivedo affinità con il museo Americano. Anche il Museo dei Catskill, come il Museo di Stanislao, si trova sulle sponde di uno storico fiume, il Willowemoc.

Siamo di nuovo dentro, protetti dal sole di Giugno, a passeggiare sotto il porticato. Gli amici dell’IBRA, i maestri del bambù italiano, che si adoperano per spiegare ai visitatori la magia delle canne in “legno”. Solo per l’impegno a portarsi dietro tutta la loro attrezzatura, inclusa la pesante planing-form, meriterebbero il plauso dei presenti, anche di chi non si è lasciato ancora stregare dalle bionde esagonali.

La pesca a mosca è un’arte, mosche artificiali, canne in bambù e lanci sono lì a ricordarcelo. Ma se non fosse ancora sufficiente allora vi basterebbe fermarvi ad ammirare gli artisti (anche non pescatori) nella creazione di opere ispirate alla pesca a mosca. Dipinti, collages, sculture e altro ancora, la pesca nell’arte e l’arte nella pesca. Un evento che fa ormai parte del Sim Fly Festival da alcuni anni.

Dal momento poi che alle manifestazioni di pesca ci si va anche per comprare qualcosa che potrebbe servire o per farsi un piccolo regalino allora troviamo sempre qualche espositore intento a proporre i suoi articoli. Ormai fanno parte anche loro di questa famiglia e nonostante “vendano prodotti” lo fanno quasi sottovoce, con eleganza. Prendete Alberto e Marica con le loro Tenkara, sono un ottimo esempio di stile e amo incontrarli ogni anno in questa occasione.

Non volevo parlare di cibo e vini perché mi ricordano che dovrei stare attento alla linea. Ma come si fa a non ricordare che siamo in terra d’Abruzzo? Come si fa a non parlare di Montepulciano D’Abruzzo e di cibi locali. Se tutto quanto legato alla pesca a mosca non fosse ancora sufficiente a convincerti a venire a Castel di Sangro, magari potresti farlo anche solo per mangiare e bere in compagnia.

E se neppure il mangiare e il bere ti interessano allora potresti godere anche solo delle persone, della cordialità degli Abruzzesi, genuini, schietti e che non si fanno dimenticare facilmente.

Così come non posso facilmente dimenticare un amico scomparso da tempo e al quale anche quest’anno verrà intitolato un premio pensato in sua memoria. Il Claudio D’Angelo Award, una scultura del maestro Alberto Coppini.

Il ricordo di Claudio D’Angelo continua a essere con noi, ogni Giugno ci accompagna tra i tavoli da costruzione, si sofferma tra canne in bambù e code fischiate al vento, gioca con le trote del Sangro, alza i calici di vino al cielo e, con il suo umorismo indimenticabile, brinda alla vita e a questa famiglia di nome SIM.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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