Alberto Calzolari’s Blog for fly fishing

Mosche sexy, comunicazione e confessioni

Mosche sexy, comunicazione e confessioni

“Ho peccato Padre”

“Quante volte, figliolo? “

“Una volta Padre, ma è stato gravissimo”

“Dove è successo, figliolo?”

“Durante un’importante gara di costruzione, in Veneto”

“Che ci facevi la, figliolo?”

“Ero uno dei tre giudici”

“Cosa è successo, figliolo?”

“Oh, Padre, è stato terribile. Sul palco, durante la premiazione, ho fatto un breve discorso davanti alla platea. Ho cercato di lanciare un messaggio, di far riflettere chi ascoltava.

“Da quel giorno ho passato notti insonni chiedendomi se avessi spiegato bene i concetti che volevo trasmettere. Chiedendomi se avessi “comunicato” nella maniera giusta”

“E di cosa hai parlato sul palco, figliolo?”

 “Di comunicazione Padre, proprio di comunicazione. Si, di mosche e comunicazione”

 “E tu figliolo ti sei messo a parlare di questo di fronte a tutta la gente? Come hai potuto?”

 “Padre, lo confesso, ho fatto di peggio. Ho parlato di comunicazione verbale, non verbale e para-verbale. I miei due compari giudici mi hanno guardato in modo strano per tutto il viaggio di ritorno”

 “E va bene, raccontami come è andata”

———————————

E’ giusto che ora provi a spiegare ciò che dissi in quell’occasione, al termine della gara di costruzione. Per quelli che c’erano e per quelli che oggi mi stanno leggendo.

Ma visto che il Signore non mi ha fatto dono della concisione parto un po’ da lontano.

Costruzione e comunicazione hanno molto più in comune di quanto potresti pensare. Comunicare deriva dal latino “cum munire”, legare con. Lo stesso termine inglese, fly-tying, si traduce letteralmente con “legatura mosche”. Potremmo anche terminare il discorso qui, più chiaro di così. Ma visto che il Signore non …. vabbè. Proseguiamo.

Dal momento che amo similitudini, paradossi e metafore mi limito a dire che: ogni volta che costruiamo artificiali per la pesca con la mosca stiamo comunicando inevitabilmente con noi stessi, con chi guarda i nostri risultati e, ovviamente, con il fiume e quindi con il destinatario della nostra mosca, il pesce. Quindi, la costruzione di mosche è una forma molto specifica di comunicazione.

Prendendo in prestito alcuni concetti di psicoterapia, elaborati dalla cosiddetta Scuola di Palo Alto (California) negli anni 50, potremmo accennare ad alcuni postulati della comunicazione applicati alla costruzione mosche. Sembra tanta roba, roba difficile. Non potrei biasimarvi se decideste di chiudere qui il collegamento.

Ma se vi va di seguirmi potreste trovare spunti interessanti. La lettura di quanto segue è quindi consigliata:

 

  • A chi costruisce mosche e sa che non si finisce mai di imparare
  • A chi non costruisce mosche ma vuole capire come acquistarle in maniera più consapevole (tipo, guida del consumatore)
  • A chi ama costruire mosche efficaci e interessanti. Belle, se volete. Anche se “bello” non necessariamente ha a che fare con quello che quasi tutti pensano. E’ vero, esistono mosche belle “punto e basta”; ma anche mosche belle e quasi perfette che però ricordano tanto quelle modelle da copertina, finte e fredde, gusci senz’anima. Poi ci sono quelle mosche, né bellissime, né perfette, nelle quali ogni spira di filo, ogni fibra, ti affascina e ti da fiducia. Mosche che possiedono “il dono”. Hai presente quelle donne tutt’altro che belle ma che hanno “quel non so ché” che le rende affascinanti? Le ascolteresti parlare per ore, le porteresti in capo al mondo ed entreresti con loro sotto le coperte a Natale per uscirne a Pasqua.

Non sto dicendo di fare mosche brutte. Non potrei mai dirlo, non certo io che passo ore a curare un corpo di seta e non sopporto un tinsel girato male. Sto dicendo di fare mosche vive. Fate come Dio, unite materiali, dategli forma e componeteli nella giusta maniera. Poi soffiategli sopra e dategli vita. Se i paragoni religiosi non fanno per voi torniamo alle donne. Fate quindi mosche che abbiano sex appeal. Non mosche belle tout court, ma mosche sexy.

  • A chi continuerà a partecipare alle gare di costruzione con il preciso obiettivo di migliorarsi
  • A chi si chiede perché non riesce a vincere una gara di costruzione
  • A chi non se lo chiede, e continua ugualmente a non vincere

 

La lettura è invece caldamente Sconsigliata a:

 

  • chi costruisce mosche ma ha già imparato tutto
  • chi insegna a costruire mosche
  • chi vince sempre gare di costruzione

 

Torniamo quindi ai nostri postulati della costruzione/comunicazione.

 

Il primo postulato dice che si comunica sempre, ovvero è impossibile “non comunicare”.

Anche il silenzio, il non costruire, è comunicazione.

Ogni nostro artificiale, ogni mosca da noi costruita, comunica qualcosa. Invece di lettere per comporre discorsi useremo materiali e tecniche per creare imitazioni di insetti (e non solo).

 

Nel caso specifico di una gara di costruzione la tua mosca parlerà ai giudici in vari modi:

  1. farà loro sapere se e come hai identificato bene il cosa volevi dire/imitare. Un’Effimera piuttosto che un Plecottero o un Dittero, nel giusto stadio vitale e con la giusta DIMENSIONE (lo scrivo in grande così lo ricorderai durante la prossima gara). In parole semplici, se hai conoscenza dell’essere che intendi imitare.
  2. comunicherà la tua conoscenza e padronanza delle tecniche utilizzate, il tuo concetto di imitazione e/o impressionismo, la ricerca dell’essenziale o del dettaglio. In pratica farà sapere ai giudici il “come” hai inteso esprimere quel dato artificiale.
  3. svelerà ai giudici la tua attenzione per le proporzioni, per l’eleganza e pulizia costruttiva, la ricerca di durabilità, la cura per la qualità dei materiali usati e per la giusta colorazione e, naturalmente, la ricerca di efficacia in pesca e di giusto assetto in acqua. Se stavi per chiederlo la risposta è si, anche mosche sommerse, ninfe e streamers hanno ugualmente bisogno di un buon assetto in pesca, nonostante lavorino sotto la superficie.

 

Ora, dando per scontato che tu abbia imitato il giusto insetto, nel giusto stadio vitale e con la dimensione corretta, quali saranno secondo te i messaggi che influenzeranno di più la decisione dei giudici?

Saranno in misura minore quelli del secondo gruppo e in larghissima parte quelli appartenenti all’ultimo, perché diranno molto sulla cura che metti nella costruzione, sullo studio che vi è alle spalle e sull’approccio usato.

Di solito le mosche vincitrici di una gara saranno quindi quelle che hanno comunicato in maniera completa ed efficace.

 

Considerato ora che il tempo medio utilizzato in gare di costruzione non supera mediamente alcune ore in un anno possiamo certamente sperare che un costruttore medio dedichi la maggior parte di sforzi e impegno alla realizzazione di mosche da pesca. Senza considerare quelli che gare proprio non ne fanno.

 

“Ma non sei tu figliolo che passi ore a far mosche da esposizione che mai toccheranno l’acqua?”

 “Si, è vero Padre, ma mi faccia finire il discorso”

 

Chi sostiene che costruendo una semplice mosca da pesca non si comunichi nulla alzi la mano.

Bene, non vedo mani alzate e quindi suppongo siate d’accordo con me.

Con le nostre mosche comunichiamo molto e questa comunicazione è la base della pesca a mosca stessa, l’essenza di questa lotta/gioco/sfida millenaria tra uomo e pesce.

Un individuo (uomo) manda un messaggio (mosca), l’altro soggetto ricevente (pesce) manda un feedback, una risposta. Se il feedback è positivo (il pesce accetta l’imitazione) l’uomo prosegue con la comunicazione (tenta altri pesci). Altrimenti l’uomo cambia “modalità” fino a che il messaggio non viene recepito.

Cambiare modalità significa cambiare non solo tipo di mosca, ma dimensione, colore, assetto, metodo di montaggio, leggerezza della mosca, quantità di materiale usato, e zona nella quale la mosca lavora (in superficie, nella pellicola, poco sotto, mezz’acqua e profondità). Il secondo postulato della comunicazione ci dice esattamente che si è responsabili per il modo in cui si comunica. Il che significa semplicemente che se la nostra comunicazione non viene recepita la responsabilità è nostra.

Cambiare decine di mosche durante una schiusa con pesce selettivo non serve se non valutiamo tutta una serie di fattori relativi a ogni singola mosca scelta. Anche il pesce comunica. A ogni nostra azione nei suoi confronti corrisponde un certo tipo di reazione. Una cattura, ammesso che sia frutto di una pesca ragionata e non di un caso fortuito è il risultato di una comunicazione efficace.

E dopo questi fattori, naturalmente, dobbiamo confrontarci con le strategie di pesca. Ne parleremo, quando sarà il momento, ma non ora.

 

Non siete ancora convinti che con le vostre mosche state inevitabilmente comunicando?

Avrete sicuramente sentito un detto che recita più o meno così: “mostrami le tue scatole di mosche e ti dirò che pescatore sei” oppure “per capire molto di un pescatore a mosca guarda dentro alle sue scatole”. Più chiaro di così.

 

“Padre, potete assolvermi dal mio peccato?”

“Certo figliolo, ma ci vorranno almeno 10 Padre Nostro, 10 Ave Maria e ….. diciamo due dozzine di Adams, misura mista. Dovrebbero bastare per la prossima uscita”

 

 

 

 

 

 

Leave a Reply