Alberto Calzolari’s Blog for fly fishing

La terra dei piccoli fiumi

La terra dei piccoli fiumi

Nella vita di ogni pescatore ci sono cose che si ricordano più di altre per ragioni difficili da spiegare. I miei ricordi più belli sono legati spesso a catture semplici e ad ambienti per nulla lontani o esotici. Le mie prime trote, piccole e rustiche, le presi nei piccoli torrenti dell’Appennino tosco-emiliano e lì ho forgiato la mia tecnica di pesca.

Ho imparato a lanciare in quelle piccole acque, piegato sulle ginocchia, strisciando tra una buca e l’altra. Lanci corti, precisi, a sfiorare le fronde degli alberi. Una caccia più che una pesca. Le mie prime mosche nacquero qui, rustiche come quelle trote.

Erano gli ambienti dove amavo arrivare all’alba, dove vestivi gli stivali da pesca mentre intorno, nel buio ancora profondo, le creature del bosco continuavano a muoversi affaccendate. Ed erano gli ambienti che non perdonavano il poco equilibrio, le gambe molli e il fiato corto. Gli ambienti dove le trote dovevi sudartele, dove il secondo lancio era forse già troppo. Era una scuola difficile ma una scuola che insegnava cose che mai più avresti dimenticato.

Gli Appennini sono per noi la terra dei piccoli fiumi, come gli Americani amano chiamare le montagne dei Catskill. Qui è dove affondano parte delle nostre radici di pescatori con la mosca. Qui sono nate speciali mosche, tecniche di pesca e stili di lancio. Gli ambienti della sommersa con tre mosche e della secca fatta lavorare nelle piccole buche e nei giri di corrente.

Oggi frequento meno questi ambienti, per pigrizia o per mille altri motivi. Ormai le mie scatole contengono mosche sempre più piccole e sempre meno imitazioni adatte a quelle acque mosse. Ma nonostante ciò questi continuano ad essere i posti che conservano i miei ricordi più dolci e piacevoli.

Un torrente in particolare ricordo quasi con malinconia. Il Reno, nella sua parte più alta, verso le sorgenti. Oltre Molino del Pallone e su verso Lagacci, dove Emilia e Toscana mischiano acqua e aria, terra e odori. Mio padre lavorò da ragazzino proprio nel paese di Molino del Pallone e i sui racconti si intrecciano oggi con i ricordi delle mie pescate in quelle piccole acque protette da verdi colline tutto intorno.

Ho sempre amato quel torrente come ho amato quel pane fresco riempito di Mortadella al negozio di alimentari di Molino. Risalire il suo corso in cerca di trote mi ha sempre dato l’impressione di allontanarmi a poco a poco dalla civiltà, quasi che il cervello dimenticasse che molto più su e poi giù, oltre quelle colline, la civiltà sarebbe tornata a dominare immancabilmente.

Per qualche ora quelle acque erano la mia Alaska, la mia Patagonia, il mio Montana.

Queste acque meritano di essere celebrate. Da alcuni anni un gruppo di amici si riunisce proprio sulle sponde di quel fiume, l’Alto Reno, per condividere insieme l’amore per le canne da mosca in bamboo e per la tradizione di cui è impregnata la pesca a mosca.

Quest’anno, spinti dall’entusiasmo delle passate edizioni, si è deciso di allungare questo raduno a due giorni e di estendere l’invito non solo ai soci del club Mayfly di Bologna ma a chiunque voglia condividere con noi le medesime emozioni.

In Ottobre, il 3 e 4, in località Lagacci, proprio nel cuore dell’appennino tosco-emiliano, ci troveremo per celebrare ancora insieme la magia delle canne in bamboo e di quanto ci sia di classico nella pesca a mosca e in questi luoghi incantati. Tra piccoli borghi medievali, boschi magici e acque limpide, ci troveremo per godere insieme di canne in bamboo e attrezzature classiche, di mosche e costruzione, di storie di uomini e di pesci.

Il Bamboo Raduno sarà un piccolo viaggio alla scoperta delle nostre radici e delle nostre tradizioni. Un viaggio in un tempo in cui gli uomini erano uomini e le trote erano ancora trote.

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