Alberto Calzolari’s Blog for fly fishing

A SCUOLA DI COSTRUZIONE – la difficile arte di imparare a imparare

A SCUOLA DI COSTRUZIONE – la difficile arte di imparare a imparare

Oggi voglio affrontare un tema che mi sta molto a cuore. Come migliorare il processo di apprendimento nell’arte del fly tying. Spesso mi chiedono come si possa imparare a costruire mosche più belle nel minor tempo possibile.

La mia risposta è che “fretta e qualità non vanno d’accordo”. Se vuoi imparare a costruire come Dio comanda devi imparare a dare la cera.

Si, proprio così, “dai la cera, togli la cera”. Il maestro Miyagi ha racchiuso tutto il segreto in una semplice frase. Per chi non conoscesse Miyagi consiglio di guardare il film Karatè Kid, un po’ datato ma sempre piacevole. Per tutti gli altri, non dovrebbe esserci bisogno di spiegazione.

Apprendimento, regole, disciplina, automatizzazione delle gestualità e della manualità. Questo per iniziare. Poi estro, fantasia, interpretazione. Tutto questo verrà dopo.

La ripetizione di un gesto per rendere quel gesto automatico. Volgarmente verrebbe da chiamarlo allenamento.

Ma partiamo dall’inizio. Sapete qual è uno dei principali errori di chi inizia a costruire mosche artificiali: è non copiare. Avete letto bene: è un errore non dedicarsi a copiare in maniera continuativa, studiata e consapevole.

Beh, in realtà all’inizio di certo si copia. Ma non come si dovrebbe. Leggi qualche libro, sfogli riviste, navighi sul web, magari hai fatto pure il corso di costruzione. Poi ti butti nei primi esperimenti con un occhio alle foto di un libro e la mente che già pianifica come creare un proprio stile, che pensa già a quale mosca inventare, da mostrare sui social o, se si è più fortunati e arditi, da tirarci fuori pure un articolo per qualche rivista.

In futuro ti parlerò proprio della pretesa/speranza di inventare la mosca diversa e della tendenza molto italiana di voler insegnare prima di aver imparato.

Ma torniamo a noi.

La tua smania di creare il dressing originale e innovativo arriva esattamente nel momento in cui dovresti invece concentrarti su quanto di bello ed efficace già c’è in circolazione. Quello dovrebbe essere il tempo dello studio, della ricerca, del ricalco e del copiare, il momento di riempirsi gli occhi di proporzioni, di mosche classiche e più recenti, costruite da chi “un pochino” già mastica di costruzione.

Sai perché associamo l’azione del copiare a qualcosa di negativo? Per colpa della scuola. Pare assurdo ma è veramente così. A scuola te lo dicevano, non copiare, e se lo facevi come minimo venivi severamente ripreso. E pensare che invece avrebbero dovuto insegnarci qualcosa sul potere dell’imitare e ricalcare chi ha già raggiunto livelli di eccellenza, sull’efficacia, nel momento di apprendimento di una qualunque arte o mestiere, dell’ispirarsi a comprovati risultati.

Ma nella scuola, si sa, non si impara a imparare. Non di certo nella scuola che abbiamo oggi, tra le cui aule si aggirano mummie travestite da professori in cerca di prede da rimpinzare di nozioni.

Passare qualche anno a costruire e copiare mosche di altri non è tempo perso. Sarà un ottimo allenamento per formare quegli automatismi necessari a costruire bene, per affinare le tecniche e per abituare il cervello a dirigere l’orchestra di mani e strumenti senza neppure pensare.

E per educare la nostra visione non c’è esercizio migliore che il copiare. Tutti i grandi artisti del passato hanno copiato, volete qualche esempio? Credo che due nomi come Michelangelo e Picasso possano bastare per gli scettici.

I Giapponesi dicono “impara le regole, rompi le regole”. Solo se conosciamo le regole possiamo pensare di trasgredirle.

Ma qui non siamo a scuola e senza alcun timore dico a chi inizia a costruire, copiate. Che molto semplicemente significa, leggete, documentatevi, guardate con gli occhi e con la mente e cercate di imitare ottimi esempi di stile. Guardate le mosche degli altri, di quelli bravi, dei migliori. Cercate di copiarle il più possibile, di sentirle vostre. Studiate le mosche classiche, lì c’è già tutto. Lì ci sono svariati secoli di evoluzione e studio, di tecniche e di prove pratiche. Che vi piaccia o no, in ogni mosca moderna, per innovativa che sia, c’è sempre un po’ di qualche mosca del passato.

No, non ti sto dicendo di non pensare e cercare un tuo proprio stile, non ti sto consigliando di non differenziarti.

Ti sto più semplicemente suggerendo di imparare da chi ha già percorso certe strade e, soprattutto, di abituare l’occhio alla bellezza, alle proporzioni, all’armonia. Capire la differenza tra guardare e vedere.

E’ un esercizio che faccio anche io e che ho sempre usato quasi come mantra. Mi sono ispirato sempre allo stile di chi uno stile già aveva. Quando mi chiedono come si riesca a costruire una mosca da salmoni bella e ben proporzionata consiglio sempre di disegnarla nella nostra mente. Ogni volta che monto un esemplare da esposizione, vedo già su quell’amo la mosca finita e devo solo ricoprire quell’immagine di piume e sete vere. Picasso diceva “quando dipingete, chiudete gli occhi e cantate”. Beh, io non canto, ma spesso chiudo gli occhi per vedere quello che gli occhi non riuscirebbero a vedere.

Senza nulla togliere al “genio” e alla predisposizione innata, concetti quali la bellezza, l’armonia, la melodia, per usarne alcuni, non ci vengono consegnati ne con il codice genetico e nemmeno insieme a occhi, orecchie o fegato e milza. Non sono nel pacchetto full-optional che riceviamo alla nascita. E’ qualcosa che dobbiamo coltivare, studiare, far crescere con noi, senza mai pensare di aver raggiunto il massimo del potenziale. Perché un limite massimo in realtà non esiste mai.

Alla prossima

 

 

 

 

 

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